Inventa il titolo

-Avete la fattoria delle allodole?

Sarà piena di specchietti…

;-)

Dialogo con una mamma

T. e C., rispettivamente madre e figlia, sono da me in biblioteca.

T. - Bisogna investire sui figli!

Io - Invece io credo che bisogna investire i figli!

T. - Eh, se si potesse…!

Io, guardando la figlia che allibita assiste alla conversazione: - Tesoro, la mamma ti ama!!!

XD

Laboratorio ispirato a Bruno Munari effettuato oggi.
Dopo aver detto a un bimbo “Il tuo è un capolavoro”, lui scrive sul foglio 
Cappolavoro di Daniele.

Chapeau! :D 

Laboratorio ispirato a Bruno Munari effettuato oggi.

Dopo aver detto a un bimbo “Il tuo è un capolavoro”, lui scrive sul foglio 

Cappolavoro di Daniele.

Chapeau! :D 

Ciao, tu vs Tutti i libri d’ammore del mondo

Ciao, tu di Beatrice Masini e Roberto Piumini è il più bel libro di e sull’aMMMore scritto in epoca contemporanea. Punto, altro che Twilight!

Va bene, normalmente sta nella sezione ragazzi e magari uno non lo nota per questo, ma anche agli adulti farebbe bene rileggerlo. Passiamo alla storia.

Michele inizia il liceo classico e si trova un bigliettino nello zaino: è un messaggio che inizia con Ciao, tu ed è firmato io. La misteriosa mittente del biglietto si scopre da subito:

                    Certo, ti amo è una parola grossa. Diciamo che ti, e basta.

Chi sia la misteriosa firmataria del biglietto, all’inizio non è dato sapere; anzi, potrebbe essere lo scherzo di qualche compagno di classe. Michele decide però di rispondere, ma a suo modo e la nostra scrittrice sa di combattere ad armi pari perchè:

Però hai risposto. E vedo che i segreti ti piacciono. Meglio, ti piace la segretezza. Tanto meglio. Così il prima durerà di più.

Michele, però, sa il fatto suo:

E’ bello parlare scritto. Però, se puoi non scrivermi che mi ami, sarei grato. Non sono cose da dire a uno che non sa chi sei, e forse non lo vuole nemmeno sapere, perchè magari sei una che non gli piace.

La nostra lei decide di correre il rischio e, forse, si risente un poco di questa risposta:

 Poi: ci sono due parole che usi e che odio. Una è simpatia: è una parola molle, fa pensare a uno che non è nè furbo nè intelligente nè bello nè curioso, e allora cos’è? Simpatico, un po’ di simpatia non si nega a nessuno. Io non voglio una roba di simpatia, con te. Una roba che si ride, semmai, quella sì. Ma è diverso.

L’altra parola odiosa è piacere. Mi piace, non mi piace, potrebbe piacermi. Un gelato piace. Una maglietta piace. Una persona, o è o non è. Poi, bravo, non prestarmi il tuo libro, era una prova, i libri non si prestano e non si chiedono, si hanno e basta. Puoi sempre dirmi cos’è, lo compro, lo leggo e così abbiamo qualcosa di cui parlare, intanto che ci giriamo intorno, io a te, tu a me. Perchè lo vedo, adesso, piano piano giri anche tu.

I due si girano intorno: Michele coglie degli indizi, inizia almeno a capire chi NON è la ragazza misteriosa che gli lascia questi messaggi:

Io i libri non li smangiucchio, però ai miei (proprio miei) faccio le orecchie. Mi piacerebbe farne una a te: cioè, piegarti un orecchia per bene, in modo che tu non senta altri discorsi, altra musica, finchè non torno io a parlarti. Idea terribile, vero? So chi sei, ma non ne sono sicuro. Fammi capire soprattutto chi non sei, Euly [non sapendo il nome, Michele la chiama così], perchè se sto sbagliando è da spararsi.

Lo scambio di messaggi è ormai regolare, è un piccolo rituale quotidiano. Se era iniziata come un gioco, adesso non lo è più. Ah, questa cosa ve la direbbe anche il Piccolo Principe - d’ora in poi PP: è la famosa scena che tutti quelli che hanno più o meno la mia veneranda età ricorderanno come il passo della Volpe con il PP, citata anche in Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Ma sì, quella in cui la Volpe dice “Addomesticami” e il PP non riesce a dire niente di vagamente sensato a sto povero animale. Sì, supporto la volpe, da sempre e per esperienza, ma questa è un’altra storia.

Dicevamo, quando il rituale, per un qualunque motivo, ritarda o s’interrompe, una strana sensazione stringe lo stomaco di lei:

Ma insomma, io non lo so, è tutto un facciamo finta. Come i bambini: facciamo finta che tu eri il principe e io ero la damigella prigioniera e tu mi venivi a salvare. Sì, ma quand’è che mi salvi per davvero? Intendo dire, la faccenda del gioco piace anche a me, altrimenti non avrei cominciato. Il problema è che non so se è più tanto un gioco. Quando non trovo il tuo messaggio esattamente ventiquattr’ore dopo che ti ho lasciato il mio (e a volte è successo) mi viene l’ansia. Penso che ti sei stufato (poi però ti leggo, con quarantott’ore di angoscioso ritardo, e mi rilasso almeno un po’), che è più importante il calcio, che mi hai appallottolata come si fa con un foglietto pieno di scarabocchi. Ho cominciato ad aspettarti. […] Insomma, che gioco è se ti morsica la pancia?

Michele capisce perfettamente: bello scrivere, ma che succederà quando saranno l’uno di fronte all’altra?

Insomma, anch’io ho voglia di venirti a salvare, damigella, ma poi chi ci salva dall’essere io-io e tu-tu, di fronte, con le nostre facce vere, che non possono cambiare più, che non sono più questi bellissimi sogni?

Saltiamo una piccola parte e vi basti sapere che s’incontreranno e sarà un lieto fine. 

Solo che Viola, dopo un po’, viene presa da questo timore che la loro storia finisca. Michele è molto più saggio di quel che sembri perchè:

Non conta, perchè è vero che le statistiche sono contro di noi. […] Che cazzo sono le statistiche: dice che un corpo cade inevitabilmente: se non ce n’è uno che lo tiene su, o in tasca, o attaccato al cuore. Ascolta, Euly, non voglio consolare nessuno per qualcosa che non è ancora successo: voglio dire, guardami in faccia. Non adesso, quando insieme, sempre. 
[…] Insomma, oltre a volerci bene, that’s the easier, se ci guardiamo negli occhi meglio di chiunque altro, se non ci salta in mente di metterci a seguire quelle coglionate di talkshow giovanili alla tele per risolvere i nostri problemi, se ci rompiamo le palle con abbastanza gentilezza, e magari divertendoci come facciamo nei momenti giusti, lo sai, magari accadono due cose di cui una sola mi piace, ma anche l’altra va bene: la prima è che, crepi la statistica, noi diventiamo vecchietti together, l’altra è che un giorno, senza bisogno di orrore e segreti, ci passa il morbillo e ci abbracciamo come fratelli, o migliori amici e via per le strade. 

Non è meraviglioso? <3

AH AH AH!!! Ecco perchè!

AH AH AH!!! Ecco perchè!

(via lasciaperdere)

Alice nel paese delle meraviglie

-Dovresti dire ciò che pensi-, continuò la lepre marzolina.

-Lo faccio-, replicò Alice seccata; -o almeno penso ciò che dico, che è la stessa cosa.

-Niente affatto!-, disse il Cappellaio, -Perché allora potresti dire che Vedo ciò che mangio è lo stesso di Mangio ciò che vedo!


Right now, right here.


The worst stab wound is the one to the heart. Sure, most people survive it, but the heart is never quite the same. There’s always a scar. Which is meant, I guess, to remind you that - even for a little while - someone made your heart beat faster. And that’s a scar you can live with. Proudly. All the days of your life.

(Augustus Hill, da OZ parlando di Keller e Beecher)

Enjoy.

Riflessioni della terza serata

La mia mente organizzata ragiona sempre per punti, quindi in questo momento sto pensando

- che non ho ancora un’opinione sull’essere addomesticati, tanto per citare mio tanto amato - e sono ironica- Piccolo Principe. 

    -che Facebook ti offre informazioni che spesso è meglio ignorare, perchè altrimenti si sta lì a ricamare e ricamare è sì un gran passatempo, ma non serve a niente.

-e che sono stufa di pensare senza venire a capo di niente.

Felicemente bibliotecaria, cinica QB. Quanto durerà questo diario?

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